

Informazione e formazione
attraverso la stampa
Che la nostra sia una società della comunicazione è un’affermazione quasi banale.
Siamo letteralmente sommersi dai flussi comunicativi.
Nessuna altra epoca ha conosciuto una tale incredibile mole d’informazioni, spesso caotiche se non addirittura inutili.
Inoltre, l’affermarsi di raffinate tecnologie comunicative ha reso ancor più vorticoso il ritmo delle informazioni stesse, con un prevalere della comunicazione visiva su quella millenaria della scrittura.
La mirabile invenzione di Guttenberg corre il rischio di vedersi completamente soppiantata dai potenti mezzi di comunicazione visiva.
Tuttavia, il problema non è soltanto quello relativo alla quantità delle informazioni o ai diversi strumenti tecnologici.
C’è un problema ancora più importante e che ci sta maggiormente a cuore: quello della qualità dell’informazione.
Troppo spesso ci si dimentica che fare informazione è un’opera di grave responsabilità, che richiede sensibilità e grande accortezza.
Non poche volte queste semplici regole di comportamento vengono disattese e ciò che viene fornito è solo una gigantesca quantità di informazioni poco attente se non addirittura controproducenti.
Informare resta sempre un compito delicato che dovrebbe costantemente impegnare il nostro senso critico e la nostra sensibile partecipazione ai fatti della società civile.
In questo senso si può parlare di un vero e proprio impegno morale, una precisa tensione che vuole, attraverso la qualità dell’informazione, accedere al più complesso livello della formazione.
Proprio il nodo della informazione-formazione è, a nostro avviso, il luogo privilegiato dal quale muovere con le nostre riflessioni.
Non si dovrebbe mai dimenticare che fare informazione non significa soltanto sfornare notizie più o meno utili, ma piuttosto significa essere impegnati in un concreto processo formativo.
Assumendoci la responsabilità di far circolare le nostre idee e le nostre proposte, dobbiamo essere consapevoli che ci assumiamo anche la gravosa responsabilità di proporre un nostro modello ideale, un nostro progetto, in altre parole, una nostra ipotesi di formazione.
In questa direzione il nostro impegno di produrre informazioni, attraverso tutti gli strumenti disponibili, si concilia con l’altro nostro impegno di voler lavorare per la crescita civile e culturale della società.
Si esce fuori dallo schema della informazione fine a se stessa, una specie di drago che si morde la coda e ci si immette in un circuito più ampio di proposte ed iniziative.
Senza alcuna mania di grandezza, ma operando quotidianamente, è possibile avviare quei processi di comunicazione significativa che sono in grado di trasformarsi in reali percorsi formativi.
Bisogna assolutamente rivalutare il rapporto tra informazione e formazione per sfuggire ai luoghi comuni della comunicazione sterile e, alla fine, inefficace.
Certo oggi sembra più difficile leggere che guardare la televisione, per cui potrebbe sembrare addirittura anacronistico proporre un processo informativo - formativo attraverso lo strumento della stampa. Ma anche questo va sfatato.
Bisogna ribadire con forza il carattere critico e riflessivo dello scritto contro la dimensione coinvolgente della comunicazione visiva che, solo raramente, sollecita un apporto critico e consapevole.
D’altre parte, se si vuole fare formazione bisogna anche sfidare qualche resistenza, magari solo passiva, ed attivare quelle energie e quelle capacità realmente utili alla crescita del singolo e della collettività.
Dobbiamo credere nella possibilità che facendo informazione possiamo, dobbiamo fare formazione.
Il compito sarà senza dubbio più difficile, ma proprio per questo sarà anche più stimolante e, certamente, più utile per tutti.
Forse due esempi possono aiutarci a capire queste nostre riflessioni. Il primo riguarda la circolazione delle informazioni all’interno del gruppo dei soci che fanno riferimento al lions club. Il secondo prende in considerazione l’impegno informativo dei soci lions nei confronti della società civile.
Nel primo caso, quello in cui ci si rivolge all’interno del club stesso, il lavoro informativo potrebbe apparire come una semplice circolazione di notizie, utile alla vita sociale.
Eppure, anche in questo caso, la funzione dell’informazione non si esaurisce nella pura utilità delle notizie fornite.
Infatti, l’informazione interna ha soprattutto il valore di un costante impegno a voler rendere partecipi in maniera attiva tutti i soci.
In altre parole, si tratta di uno strumento di democrazia all’interno della vita del club stesso, un modo esplicito di coinvolgimento che richiede la presenza vitale di ogni singolo socio.
Riguardo al secondo punto, quello della comunicazione all’esterno del club, il nostro impegno in questo senso è definibile come un service, un modo concreto per rendere testimonianza del nostro impegno civile.
Ancora una volta si tratta di capire che il nostro intento non è quello di voler fare informazione pura e semplice, bensì di partecipare all’ampio dibattito sui processi formativi.
Desideriamo entrare nel merito delle più importanti questioni con la consapevolezza di voler fornire un contributo alla crescita civile complessiva.
Per fare tutto ciò abbiamo bisogno di mostrare all’esterno la nostra specificità e le nostre particolarità, senza alcuna pretesa di essere depositari d’alcuna verità, ma consapevoli di essere una voce all’interno di un dibattito a più voci.
Questo stesso modo di porci è già una informazione che mira alla formazione.
Un modo esplicito di dichiarare le proprie intenzioni.