Agorà






Cerimoniale e innovazione


 

di Mario Paolini*

Al congresso di Rieti del novembre 2008 abbiamo molto dibattuto sul tema “innovazione” e dagli orientamenti emersi e approvati nel corso dei lavori vorrei soffermarmi sul punto 1) che recita: “Gli strumenti (organigramma) e le attività nei vari momenti associativi (riunioni istituzionali, convegni) sono improntate a criteri di essenzialità con la riduzione di ogni superflua o eccessiva formalità”.

Alla luce di quanto si stabilisce su detto punto, il difficile è, a mio avviso, definire quali formalità eccessive o superflue è opportuno ridurre.

In sostanza, è necessario precisare cosa dobbiamo innovare relativamente al cerimoniale e come dobbiamo comportarci nei vari momenti associativi.

Tutto ciò senza dimenticare le nostre tradizioni.

Quando si parla di cerimoniale si parla necessariamente di formalismo.

Il cerimoniale è formalismo perché disciplina il comportamento formale della vita di rappresentanza.

Credo sia necessario, innanzi tutto, partire dal concetto che la forma, per una grande associazione come la nostra, è un aspetto molto importante che contribuisce a dire chi siamo e di cosa dobbiamo tener conto se vogliamo dare di noi una certa immagine all’esterno.

Per noi lions l’immagine non è soltanto il riflesso di ciò che facciamo, ma è anche conseguenza di come lo facciamo, di come ci comportiamo con gli altri e alla presenza di altri.

Cosa fare allora?

Come innovarsi con il cerimoniale per dare concretezza al citato punto 1)?

Quali formalismi dobbiamo ridurre o magari cancellare?

Come dicevo, credo che la difficoltà consista proprio in questo! Infatti, ciò che è formale per me potrebbe non esserlo per un’altra persona.

Il nostro cerimoniale, a similitudine di tutti i cerimoniali è, per sua natura, espressione delle consuetudini, delle tradizioni, della cultura, della storia della nostra associazione e, come tutti i cerimoniali, si evolve di pari passo con la società.

Quindi non è statico e immutevole.

Innovarsi, dunque, è nella natura stessa del cerimoniale.

Adeguarlo ai tempi e alla società che cammina è indispensabile. Ma innovare non vuol dire stravolgere, non vuol dire lasciare libero sfogo alla fantasia di un cerimoniere o di un presidente.

Il cerimoniale che ho elaborato rivedendo e ampliando quanto in merito era stato precedentemente scritto è reperibile sul sito del nostro distretto dal giorno della sua approvazione dall’assemblea dei delegati al congresso di Ostia del maggio del 2005.

E’ stato realizzato per fornire un indirizzo, una guida unica da seguire per eliminare la babele comportamentale dei cerimonieri nelle nostre varie manifestazioni.

Detto cerimoniale, come ho sempre affermato, non è la Bibbia, ma sicuramente può dare delle risposte ad eventuali dubbi dei cerimonieri e presidenti su come preparare e condurre i nostri incontri.

Per adeguarlo alle mutate situazioni è indispensabile chiedersi cosa possiamo cambiare, come possiamo cambiarlo e perché cambiarlo.

Modificare le nostre abitudini e nel contempo proteggere le nostre tradizioni non è cosa facile e immediata.

Ogni cambiamento presuppone qualche difficoltà. Per questo è necessario muoversi con cautela.

E’ questa prudenza che mi ha spinto a chiedere il punto di vista di alcuni amici lions circa le eventuali riduzioni e/o modifiche da apportare al nostro cerimoniale.

Volendo sintetizzare quanto da loro riferitomi, devo dire che ho avuto molte risposte convergenti sui seguenti punti: - nel saluto iniziale agli ospiti, se questi sono molti, è inutile e controproducente dilungarsi a salutare tutti; è sufficiente salutare solo le più importanti autorità e abbracciare in un unico saluto tutti gli altri ospiti senza nominarli singolarmente; - in alcuni nostri incontri, quali seminari, tavole rotonde ecc. non è necessario suonare gli inni, leggere la nostra missione e/o gli scopi e/o l’etica.

Anche qui i saluti devono essere veloci e indirizzati solo a chi è direttamente interessato alla riunione e a qualche autorità eventualmente presente.

Il taglio lionistico della manifestazione rimane con l’esposizione del labaro e del guidoncino del club che organizza; - gli inni nelle conviviali si ritiene siano un po’ la nostra peculiarità, la caratterizzazione delle nostre serate.

Allora perché privarcene o ridurli solo a qualche conviviale? Certo, se la conviviale si limita ad una cenetta fra pochi in una trattoria dove si mangia e basta, allora ben venga l’eliminazione degli inni.

Alcune di queste tematiche, peraltro già oggetto di mie trattazioni in diversi corsi di formazione per cerimonieri tenutisi in alcune nostre riunioni, trovano oramai pratica attuazione nei nostri incontri.

Altri aspetti innovativi da apportare al nostro cerimoniale al momento non è dato di intravedere.

Rimane però la convinzione che il formalismo è un aspetto soggettivo di ogni individuo che deriva dall’educazione, dalla cultura, dalla frequentazione di ciascuno di noi.

E allora avrei piacere di ampliare il discorso su cosa ridurre o eliminare dal cerimoniale sentendo in merito il parere di altri lions.

Allo scopo gradirei aprire un dialogo con chiunque avesse desiderio di intervenire su questo argomento e sentire le loro opinioni in merito.

Se il nostro Direttore Responsabile ce lo consentirà, potremmo utilizzare, quando e se lui lo riterrà opportuno, le pagine di questa rivista per riportare le nostre opinioni in merito all’argomento trattato al solo scopo di adeguare il nostro cerimoniale alle mutate esigenze della società.

 

AVVISO AI CLUB GEMELLATI CON L’ESTERO

E’ intenzione del comitato di redazione della rivista pubblicare notizie provenienti dal mondo lions estero.

A tale scopo si invitano i club gemellati con club esteri ad attivarsi, nel caso vogliano impegnarsi a tal fine, affinché si possano ottenere informazioni sulla situazione del lionismo nel mondo.

Le domande da porre ai club gemelli potrebbero essere del tipo:
1.Qual è la situazione del lionismo nel vostro Paese?
2.Vi sono carenze associative, strutturali, organizzative?
3.Vi è soddisfazione da parte dei soci?
4.C’è perdita o aumento di soci?
5.Vi è facilità nella scelta di nuovi soci?
6.Quali sono i principali programmi operativi?
7.C’è partecipazione, entusiasmo, interesse?

Ed altre domande che Voi vorrete porre. Le risposte possono essere inviate al direttore della rivista per e-mail c.padula@tiscali.it

Si ringrazia per la collaborazione

 

In memoria del PDG Dario Pinti

(commemorazione funebre tenuta nel Duomo di Civitavecchia)

Dario, caro Dario, amico mio, la cosa più dolorosa che avrei potuto pensare è quella che accade oggi, qui, in cui io ti parlo con l’affetto di sempre e tu poi mi risponderai dal cielo.
Noi sapevamo della tua malattia ma forse perché crediamo alle cose eterne, come l’amicizia forte che ti ha legato a tutti noi, stentavamo a credere che ci fossero cose finite e non infinite.
E noi oggi siamo qui ad esprimere ai tuoi familiari il nostro conforto cristiano che vuole essere anche espressione di solidarietà e vicinanza lionistica.
Tu oggi ci lasci nel fisico ma forse ti capisco mio caro Dario: uomo, cittadino, marito, padre esemplare, uomo onesto (ci eri rimasto tu e qualche altro) colonna di cultura e di pratica lionistica, professionista illuminato, ricco di virtù che praticavi con modestia e senza renderti conto della loro eccezionalità.
In questo mondo in cui le luci della bontà e dell’amore, della stessa comprensione ed umanità vanno terribilmente affievolendosi, tu non ti ci trovavi più bene.
Il nostro sconforto è appena mitigato dal saperti da oggi, per noi cristiani e cattolici, in un luogo non effimero di pace e di serenità, al di fuori degli onori mondani a cui io so che non ambivi.
Io so che tu accettasti la massima carica lionistica per ambizione non tua e per amore, ed hai servito in maniera meravigliosa pensando a noi lions fino all’ultimo momento.
Ci ha commosso il saluto mandatoci l’altro giorno al congresso ed hai lasciato sul tuo tavolo di lavoro la parte più onerosa e complessa del programma di rinnovamento del nostro centro studi.
Sei stato un luminoso esempio di fedele illuminato: dei quali penso si possa dire che credono che la scienza senza la religione è zoppa e la religione senza la scienza è cieca.
E tu le possedevi ambedue.
Franca, alle mie care bambine di un tempo Tiziana e Patrizia, a Massimo ed agli altri congiunti tutti il mio conforto, il conforto di tutti i lions che hanno sempre visto in Dario la luce di un esempio meraviglioso.

Osvaldo de Tullio